Roberto Mancini e l’Italia: atto secondo. A quasi tre anni dall’addio che aveva scosso il calcio italiano, l’ex ct campione d’Europa torna ufficialmente sulla panchina azzurra con l’obiettivo di rilanciare una nazionale che, ancora una volta, deve ricostruire la propria identità. Malagò, dopo l’addio di Maldini e Leonardo, ha scelto di affidarsi a colui che, non molto tempo fa, era riuscito a riportare entusiasmo, passione e una mentalità vincente a tutto il movimento italiano. Il ritorno di Mancini rappresenta anche un evento storico: il neo commissario tecnico diventa soltanto il terzo allenatore nella storia a sedersi sulla panchina azzurro per due mandati, dopo Vittorio Pozzo (1912, 1924, 1929) e Marcello Lippi (2006,2008). 

I numeri del suo primo ciclo in azzurro raccontano meglio di qualsiasi parola l’impatto avuto sulla Nazionale. In 61 partite alla guida degli Azzurri raccolse 39 vittorie, 13 pareggi e solamente 9 sconfitte, con una media punti altissima: nel novembre del 2021 era diventato il ct con la media più alta nella storia della nazionale (2,29). Ancora più impressionante fu la striscia di 37 partite consecutive senza sconfitte (30 vittorie e 7 pareggi), record infranto solo lo scorso 19 luglio dalla Spagna di Luis de la Fuente. Ma il successo di Mancini non fu soltanto statistico, ma anzi il vero merito fu quello di riuscire a trasmettere una propria identità, fatta di coraggio, personalità e qualità nel palleggio. È proprio da queste certezze che dovrebbe ripartire l’Italia 2.0 firmata Roberto Mancini.

Dal punto di vista tattico, il neo commissario tecnico azzurro ripartirà quasi sicuramente dal suo marchio di fabbrica: il 4-3-3. Naturalmente gli interpreti saranno diversi rispetto a quelli che conquistarono Wembley. Se nel 2021 il cuore della squadra girava intorno a veterani come Chiellini, Bonucci, Jorginho e Verratti, oggi Mancini dovrà trovare nuove certezze in una squadra che manca di leader. 

In porta il punto fermo resta Gianluigi Donnarumma, uno dei fedelissimi dell’ultima Italia di Mancini e anche l’unico ad aver raggiunto le 49 presenze e ad aver superato i 4.000 minuti sui 5.310 a disposizione. Davanti a lui, i due centrali titolari potrebbero essere Mancini e Bastoni, con quest’ultimo che però non è mai riuscito a brillare come centrale in una difesa a quattro. Attenzione, però, anche a Giorgio Scalvini: Sarri sta puntando molto su di lui nella sua nuova Atalanta e lo sta plasmando per prendere le redini della difesa a quattro, dopo diversi anni come braccetto con Gasperini, Juric e Palladino. Riccardo Calafiori, invece, è stato impiegato finora come terzo di sinistra in Nazionale, ma con il ritorno di Mancini potrebbe finalmente essere schierato nel suo ruolo naturale di terzino sinistro, lo stesso che sta già ricoprendo con continuità nel 4-2-3-1 di Mikel Arteta. Da monitorare la situazione relativa a Federico Dimarco. L’esterno dell’Inter è stato uno dei protagonisti del 3-5-2 degli ultimi anni, un sistema che ha sempre esaltato le sue qualità nei cross e negli inserimenti. In una difesa a quattro, però, ha dimostrato di avere più di una difficoltà, soprattutto nella fase difensiva e nella gestione degli uno contro uno.

Sulla corsia opposta, invece, il principale candidato sembra essere Giovanni Di Lorenzo, uno degli uomini chiave dell’ultima Italia di Mancini, titolare anche nella finale di Wembley contro l’Inghilterra. Alle sue spalle, però, attenzione a Palestra: il neo esterno del Chelsea ha mostrato finora le sue migliori qualità come quinto di cetrocampo e, anche nel 3-4-2-1 di Xabi Alonso, dovrebbe ricoprire lo stesso ruolo. Resta però da capire se riuscirà ad adattarsi con facilità anche in una posizione più arretrata, con maggiori responsabilità difensive.

A centrocampo, all’Europeo del 2021, Mancini preferì la tecnica e il palleggio di Jorginho, Verratti e Barella. Il ct azzurro potrebbe ripartire proprio dal tuttofare nerazzurro, una certezza per intensità e qualità nelle due fasi, affiancato quasi sicuramente da Sandro Tonali. Come regista in mezzo al campo, resta invece qualche dubbio: se al momento Locatelli appare quello più avanti nelle gerarchie, con lo stesso Mancini che lo aveva lanciato nell’ultimo Europeo, Fagioli e Samuele Ricci scalpitano alle sue spalle. 

Guardando all’attacco, una domanda resta fissa nel cuore degli italiani: Chiesa tornerà al centro del villaggio? La speranza ovviamente resta quella, dopo un Europeo con Mancini da assoluto protagonista con due gol (contro Austria e Spagna), chiuso anche con il premio di Pallone Azzurro 2021. Le alternative restano invece quelle di Matteo Politano, Riccardo Orsolini e lo stesso Giacomo Raspadori

Nel suo primo mandato Mancini si è distinto però per il coraggio nelle convocazioni e non ha mai avuto paura di lanciare giovani talenti. Basti pensare a Simone Pafundi, Mateo Retegui e Willy Gnonto: tutti giovani ragazzi che allora avevano avuto pochissima esperienza ad alti livelli. Non è quindi da escludere la possibilità che Mancini voglia puntare sulle giovani leve: da Koleosho a Pio Esposito, passando per il neo acquisto del Como Mattia Liberali e a Francesco Camarda, uno dei prospetti più interessanti del nostro calcio.

La nuova Italia di Roberto Mancini partirà dunque da basi diverse rispetto all’ultimo ciclo vincente. Non ci sarà più il blocco esperto che aveva guidato la Nazionale fino a Wemley, ma una generazione nuova da accompagnare, valorizzare e responsabilizzare. Il Mancini 2.0 dovrà inevitabilmente adattarsi al nuovo calcio moderno ma la sfida più grande resta quella di ricreare quella stessa alchimia che aveva trasformato un gruppo reduce dal fallimento Mondiale in una squadra capace di dominare l’Europa.

Sezione: News / Data: Mar 28 luglio 2026 alle 17:41
Autore: Lorenzo Alfieri
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