Fino a pochi anni fa insegnava educazione fisica ai bambini in una scuola di Bruxelles. Oggi, invece, si prepara ad una delle sfide più importanti della storia del Marocco, da commissario tecnico in carica: il quarto di finale contro la Francia. In palio c’è un posto tra le migliori quattro nazionali al mondo ma, dietro la storia di Mohamed Ouahbi, si nasconde un percorso fatto di sacrificio, passione e tanto lavoro.
A differenza di molti allenatori attualmente nel palcoscenico internazionale, Ouahbi non ha costruito la sua carriera vincendo trofei da calciatore professionista, anzi, non lo è mai stato. La sua storia è stata completamente differente. Per anni ha alternato le lezioni a scuola con i campi di allenamento, provando a trasferire gli stessi principi educativi che utilizzava con i suoi studenti.
Nato a Bruxelles il 7 settembre 1976 da genitori marocchini, si innamorò del calcio fin da piccolo, guardando il Mondiale del 1986 in cui il Marocco arrivò fino agli ottavi di finale, prima di uscire contro la Germania Ovest. Decisivo fu un gol di Lothar Matthäus allo scadere dei tempi regolamentari. Da quel giorno il suo legame con questa nazionale diventò indissolubile. A 21 anni, iniziò ad allenare al Maccabi Bruxelles prima della grande occasione arrivata nel 2003 con l’Anderlecht, quando gli venne affidato un ruolo nel settore giovanile del club. Da quel momento, iniziò un percorso durato ben 17 anni, durante il quale scalò tutte le categorie fino a diventare uno dei punti di riferimento del club, entrando anche a far parte, in diverse occasioni, dello staff tecnico della prima squadra.
Durante quel percorso all’Anderlecht, Ouahbi contribuì alla crescita di alcuni dei migliori prospetti futuri del calcio belga, tra cui Lukaku, Tielemans, Doku e Lukebakio. Tra questi c’era anche Remco Evenepoel, ragazzo classe 2000 che lasciò il calcio per diventare uno dei migliori ciclisti al mondo. Fin dai primi passi in questo mondo, Ouahbi maturò una convinzione precisa: disciplina e istruzione sono elementi imprescindibili nella crescita di un giocatore. Infatti, notò come fossero solamente i ragazzi in possesso del diploma superiore ad arrivare in prima squadra. Un dettaglio tutt’altro secondario che plasmò la sua visione del calcio.
Nel 2021, lasciò il Belgio per seguire Yannick Ferreira all’Al-Fateh, come allenatore in seconda. Solamente un anno più tardi arrivò, però, la svolta. Il presidente della federazione marocchina Fouzi Lekjaa, lo volle alla guida della Nazionale U20, convinto che fosse il profilo ideale per portare avanti il percorso di crescita del Paese. La scelta pagò: Ouahbi vinse il mondiale di categoria in Cile, battendo in finale l’Argentina.
Il suo nome, da perfetto sconosciuto, iniziò ad essere sempre di più sulla bocca di tutti, tanto da meritarsi, a soli tre mesi dall’inizio del mondiale negli Stati Uniti, la panchina della Nazionale maggiore del Marocco. Una scelta forte, ma che finora sta pagando alla grande. Proprio come Luis de La Fuente con la selezione spagnola, anche Mohamed Ouahbi è arrivato in cima dopo diversi anni nelle selezioni giovanili. Molti dei giocatori che attualmente allena, li aveva già conosciuti con l’Under 20 e tutto questo ha aiutato il delicato processo.
Il suo Marocco è una delle squadre più giovani del torneo, con un’età media di 26,4 anni, e ormai nessuno si stupisce più delle sua straordinarie caratteristiche: coraggio, compattezza e tanta qualità tecnica. Da insegnante di educazione fisica a commissario tecnico di una nazionale ai Mondiali, Mohamed Ouahbi ha dimostrato di poter arrivare ovunque con sacrificio e passione. E ora, contro la Francia, ha l’occasione per scrivere un’altra pagina meravigliosa del calcio marocchino, vendicando la semifinale persa 4 anni fa in Qatar.
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