La stagione 2025/2026 si avvia verso il suo epilogo. L’ultima giornata di Serie A, in programma questo weekend, è pronta a emettere gli ultimi verdetti: dalla corsa alla Champions League e all’Europa League fino alla lotta salvezza, con Lecce e Cremonese ancora in bilico.
Eppure, quando il campionato giunge ai titoli di coda, è inevitabile voltarsi indietro e ripensare a quelle stagioni che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria degli appassionati: partite decisive, gol pesantissimi e finali entrati nella storia del calcio italiano. Tra le tante, ci soffermeremo su quanto accadde nel weekend di otto anni fa.
Il 19 maggio 2018 la Juventus celebrò all’Allianz Stadium il suo settimo scudetto consecutivo battendo 2-1 il Verona. A segno andarono Rugani e Pjanic, mentre per gli ospiti trovò il gol Cerci. La squadra di Massimiliano Allegri chiuse così il campionato a quota 95 punti, quattro in più del Napoli di Maurizio Sarri, protagonista comunque di una stagione straordinaria. Gli azzurri terminarono infatti a 91 punti, trascinati dai 18 gol di Dries Mertens, in una corsa scudetto rimasta impressa nella memoria collettiva.
Ma una delle partite rimaste più impresse nella memoria collettiva andò in scena la sera successiva, il 20 maggio, allo stadio Olimpico di Roma. Alle 20:45, Lazio e Inter si contendevano l’ultimo posto disponibile in Champions League in uno scontro diretto destinato a diventare iconico. I biancocelesti passarono in vantaggio grazie a un’autorete di Perisic, ma venti minuti più tardi Danilo D’Ambrosio ristabilì l’equilibrio firmando l’1-1. Poco prima dell’intervallo Felipe Anderson riportò avanti la Lazio, facendo esplodere l’Olimpico. L’Inter però non uscì mai dalla partita e nella ripresa cambiò completamente il destino della serata. Al 78’ Mauro Icardi trasformò il calcio di rigore del 2-2, raggiungendo quota 29 reti stagionali e laureandosi capocannoniere insieme a Ciro Immobile. Tre minuti dopo, all’81’, arrivò il colpo decisivo: Matias Vecino svettò in area e firmò il 3-2 che consegnò ai nerazzurri il ritorno in Champions League dopo sei anni di assenza. La classifica finale premiò dunque l’Inter, quarta a 72 punti, davanti alla Lazio quinta per gli scontri diretti nonostante gli stessi punti. Dietro chiusero Milan e Atalanta, rispettivamente a quota 64 e 60 punti. In fondo alla classifica, invece, salutarono la Serie A Crotone, Verona e Benevento, retrocesse in Serie B.
Tra i risultati più larghi dell’ultima giornata spiccò anche il netto 5-1 del Milan contro la Fiorentina. Una vittoria che consolidò il sesto posto dei rossoneri e che vide tra i grandi protagonisti Hakan Çalhanoğlu, autore di un gol e tre assist nell’ultima gara stagionale.
Lontano dai riflettori della Serie A, nello stesso weekend, il Como superava 3-2 il Chieri allo stadio Sinigaglia vincendo i playoff di Serie D. All’epoca sembrava soltanto un passaggio importante nel calcio dilettantistico; riletto oggi, appare invece come l’inizio di una scalata che avrebbe cambiato completamente la dimensione del club biancoblù.
In quei giorni si avvicinava anche il Mondiale di Russia 2018, il primo senza l’Italia dopo la clamorosa mancata qualificazione. E proprio come accade oggi, anche allora non mancarono le polemiche legate agli esclusi eccellenti. Mauro Icardi restò fuori dalla lista dell’Argentina nonostante i 29 gol in Serie A e il titolo di capocannoniere condiviso con Immobile. Tra gli assenti più discussi comparivano anche Karim Benzema, Radja Nainggolan e Alvaro Morata.
Otto anni dopo sono cambiati i protagonisti, le squadre e gli scenari. Ma c’è un dato che, per il calcio italiano, continua dolorosamente a ripetersi: anche al prossimo Mondiale l’Italia non ci sarà.
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