Dopo mesi e anni segnati da infortuni e lunghi stop, Arkadiusz Milik è tornato a parlare in una lunga intervista concessa a Kanał Sportowy, raccontando senza filtri uno dei periodi più difficili della sua carriera alla Juventus. L’attaccante polacco, oggi ancora sotto contratto con il club bianconero, ha descritto un percorso fatto di sofferenza, riabilitazione e tentativi continui di rientro, tra ricadute e problemi fisici che lo hanno progressivamente allontanato dal campo fino a ridurre al minimo il suo minutaggio in bianconero. “Negli ultimi due anni l’unica cosa di cui avrei potuto parlare erano i miei infortuni… mi ha letteralmente logorato”, ha raccontato, spiegando come a un certo punto avesse anche bisogno di “staccare da tutto”, prima di sentirsi finalmente “di nuovo sorridente e pronto a giocare”.
Il primo grande ostacolo della sua avventura juventina è arrivata già nel gennaio 2023, quando una lesione di medio grado al muscolo semimembranoso della coscia sinistra lo costrinse a circa due mesi di stop dopo la sfida contro il Monza. Un problema muscolare che rappresentò solo l’inizio di una lunga serie di guai fisici, tra cui la lesione all’adduttore della coscia sinistra nel marzo 2024 e soprattutto il grave infortunio al menisco mediale del ginocchio sinistro nel giugno dello stesso anno, arrivato durante un’amichevole con la Polonia e che lo portò a un doppio intervento chirurgico e a un lungo periodo di riabilitazione. “Da lì è iniziato tutto”, è il senso del suo racconto, con la carriera in bianconero che si trasformò in una lunga rincorsa al recupero tra stop, rientri e nuove ricadute.
Nell’intervista, Milik ha raccontato anche il lato più personale e psicologico di questo calvario, ammettendo di aver avuto bisogno dell’aiuto di uno psicologo nei momenti più bui. “Ho riflettuto a lungo se affidarmi a uno psicologo… mi dicevo: Arek, pensi davvero di non farcela da solo? E invece non ce la facevo”, ha spiegato, aggiungendo di aver “toccato il fondo” tra gennaio e aprile 2025. Il momento più duro è stato quando il calcio, che per lui era sempre stato una via di fuga, è diventato l’opposto: “Andavo in palestra, mi allenavo e all’improvviso scoppiavo a piangere. Era la prima volta che mi succedeva una cosa del genere. Dovevo interrompere gli allenamenti e andare in bagno a sfogarmi”. Milik ha anche ammesso quanto fosse difficile accettare la situazione: “Il calcio era la mia via di fuga da qualsiasi problema, poi è diventato dolore”.
Nonostante tutto, il polacco ha sottolineato di aver ritrovato gradualmente equilibrio e motivazione, anche grazie al lavoro con lo staff e alla riabilitazione: “Oggi sono riposato, sto bene e sono pronto a giocare”. Ha però anche raccontato il peso emotivo del periodo lontano dal campo, paragonando la sensazione vissuta a quella di “una persona affamata che cammina in una strada piena di ristoranti”, mentre i compagni giocavano le grandi partite di Champions League, come quelle contro il Real Madrid al Bernabéu: “Mi dispiaceva tantissimo non esserci, è una sensazione dificile da spiegare, quasi di invidia”. Non sono mancati i riferimenti ai compagni avuti alla Juventus, come Pogba e Di María, con elogi particolari al francese, descritto come un giocatore “straordinario anche se giocava praticamente su una gamba”, e a Cristiano Ronaldo, simbolo assoluto di professionalità: “Tutti siamo professionisti, ma Cristiano è di un’altra categoria. È lì che capisci cosa significa essere al top”.
Oggi, il bilancio degli ultimi anni alla Juventus racconta di una carriera frenata bruscamente dagli infortuni, con appena 34 minuti giocati nelle ultime stagioni e un lungo elenco di problemi fisici tra operazioni, ricadute e nuovi stop che hanno spezzato ogni continuità. Eppure, dalle sue parole emerge un filo chiaro: la volontà di non arrendersi, con la speranza di chiudere finalmente un capitolo che, più che sportivo, è stato soprattutto umano.
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