Dopo le sconfitte contro Real Madrid e Club Brugge, l'Inter si prepara a tornare in campo in Champions League. Mercoledì alle 21:00, i nerazzurri ospiteranno lo Shakhtar Donetsk a San Siro, nella sfida valida per la terza giornata della League Phase. La squadra di Cristian Chivu è chiamata a reagire per provare a rilanciare il proprio cammino europeo, dopo essere rimasta a quota zero punti nelle prime due gare. Un rendimento in netto contrasto con quello in campionato, dove l'Inter è ancora imbattuta e occupa il primo posto in classifica a pari punti con la Lazio, a quota 19.

Alla vigilia della sfida contro gli ucraini, Cristian Chivu è intervenuto in conferenza stampa per presentare la partita e fare il punto sulla condizione della squadra, soffermandosi anche su alcuni singoli.

L'allenatore nerazzurro ha esordito così ai microfoni di Sky Sport: "Come tutte le altre, anche questa sarà una partita difficile. I nostri avversari arriveranno a San Siro con l'intenzione di essere protagonisti e senza nulla da perdere. In Champions League non ci sono mai sfide semplici: serviranno la mentalità e l'atteggiamento giusti”. Mi assumo sempre la responsabilità di ciò che non faccio e di quello che potrei fare meglio, cercando la soluzione più adatta per raggiungere gli obiettivi nel modo corretto. Voglio che i miei giocatori capiscano quanto siano importanti queste partite. Anche nelle difficoltà e nei momenti complicati, devono riuscire a divertirsi”.

L'allenatore, in conferenza stampa, ha poi parlato dei risultati ottenuti finora in Champions League: “Sappiamo bene quali sono stati i nostri risultati in Champions fin qui. Si parla troppo di quello che è il passato e che non abbiamo fatto, noi dobbiamo concentrarci su ciò che dovremo fare domani".

Sul rapporto con i suoi calciatori: "Parlo piano, alzo la voce, rido, scherzo. Io mi comporto con i calciatori come coi miei figli. Il mio amore per loro, che io parli piano o da arrabbiato, non cambia mai".

Sul tema delle responsabilità, Chivu ha quindi precisato il suo punto di vista: "Mi fa piacere che un giocatore si sia preso la responsabilità di quello che succede durante una gara, ma il primo responsabile sono io, perché non riesco a trasmettere prima di una partita quello che serve. Le responsabilità sono sempre reciproche. Mi ci metto dentro anche io, serve più attenzione, preoccupazione, motivazione. Quando le cose non vanno bene io non punto mai il dito verso i miei calciatori. Gli errori individuali li prendo sempre come una mancanza di energia che non sono riuscito a trasmettere prima della gara. Sono il loro allenatore e mi prendo responsabilità, tutte le aspettative del mondo sono addosso a loro, anche perché se lo sono guadagnato dopo 7 anni in cui sono competitivi in Europa e in Italia. L'allenatore deve prendersi le sue responsabilità ed è sempre il principale colpevole. Devo migliorare io prima di tutti".

L'allenatore conclude parlando della sua personalità: "La presunzione è l'unica cosa che non ho, però si parla troppo di niente e si vanno sempre a cercare le cose negative. Io sono uno ottimista, guardo anche il lato positivo, la reazione a questi gol subiti. Quando analizziamo le partite cerco le motivazioni di ciò che non funziona e me ne prendo la responsabilità. Loro sanno come reagire a queste cose. L'ideale sarebbe non subire gol, trovare l'equilibrio e l'intensità, ma non siamo perfetti, abbiamo cose che influenzano l'andamento della partita. A me interessa che chi inizia la partita e chi entra dopo faccia di tutto per ottenere il risultato. Ma se l'Inter perde una partita non è un dramma nazionale e non lo sarà mai, non possiamo essere gli unici ad avere l'obbligo di vincere sempre mentre per gli altri non è così. Noi dobbiamo fare di tutto per arrivare al risultato, poi possiamo perdere, vincere o pareggiare".

Sezione: News / Data: Mar 20 ottobre 2026 alle 14:45
Autore: Vincenzo Antonazzo
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