A pochi giorni dall'inizio del Mondiale, l'attaccante messicano Santi Gimenez si è raccontato in un'intervista rilasciata a BillBoard Italia, dove ha parlato insieme al rapper e tifoso rossonero Ernia

Il numero 7 del Milan ha iniziato dicendo: "Bebote? Il soprannome mi è stato dato da un amico di mio padre che faceva il giornalista sportivo. Vuol dire grande bebè e mi è stato dato perché quando ero un neonato ero davvero grande. Quando ho segnato il primo gol lui mi ha chiamato così e da quel momento l'hanno fatto tutti". 

Successivamente ha parlato del Mondiale: "Giocare in casa è un'emozione unica, vorrei che iniziasse oggi. Davanti al nostro pubblico siamo molto forti, sono convinto che faremo un gran Mondiale. Il primo ricordo vivido del Messico in questa competizione risale al 2010 proprio contro il Sudafrica. Giocare allo Stadio Azteca è come tornare a casa. Lì ho esordito con il Cruz Azul e successivamente ho vinto il campionato. Per me è uno stadio unico, capace di ospitare ben 3 edizioni del Mondiale. Italia assente? Mi rattrista molto, io ho anche il passaporto italiano. Sono affezionato a questa gente ma sono sicuro che si rialzerà, inisieme al Brasile è la patria del calcio". 

In seguito Gimenez ha parlato del rapporto con San Siro e il Milan: "È uno stadio speciale, la sua particolarità però sono i tifosi che lo rendono unico. Io tifo Milan fin da quando ero bambino, lo vedevo spesso in televisione. I tifosi mi hanno accolto benissimo, nonostante non stia rendendo come vorrei, mi continuano a sostenere. L'emozione del primo gol davanti a loro, tra l'altro contro la mia ex squadra in Champions League, non la dimenticherò mai. Il mio idolo? Scelgo Kakà, condividiamo una profonda fede, quando ero piccolo lo ammiravo".

Infine l'attaccante rossonero ha concluso parlando dei suoi momenti difficili e scherzando sul Mondiale: "A 17 anni i medici mi dissero che a causa di una trombosi non sarei più sceso in campo. In quei momenti mi sono affdato a Dio ma mi sono serviti per crescere. Un anno dopo sono andato via di casa, pur avendo un legame molto forte con la mia famiglia. Mio padre era un calciatore e mi ha dato diversi consigli sul calcio ma è a mia madre che devo tutta la mia vita. Chi vincerà il Mondiale? Il Messico e io sarò il capocannoniere (ride, ndr)".

Sezione: News / Data: Mar 09 giugno 2026 alle 20:06
Autore: Francesco Diaferia
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