Stefano Sensi è stato uno dei simboli più riconoscibili del Sassuolo di Roberto De Zerbi. Una squadra che, in quegli anni, aveva conquistato l’attenzione del calcio italiano per il suo possesso palla insistito e per la volontà di costruire sempre dal basso. Dentro quel sistema di gioco, moderno e ancora poco diffuso in Serie A, Sensi sembrava l’interprete perfetto. Non dominava attraverso la fisicità, ma grazie all’intelligenza nei tempi di gioco, alla pulizia tecnica e alla capacità di dare ritmo alla manovra. Si abbassava per iniziare l’azione, si alzava per rifinire, cuciva il gioco con naturalezza e rendeva riconoscibile ogni sviluppo offensivo del Sassuolo. È lì che la sua crescita ha preso forma definitivamente, fino a convincere l’Inter a puntare su di lui.
Con Antonio Conte, Sensi ha vissuto il momento più alto della sua carriera. Arrivato all’Inter nell’estate del 2019, ebbe un impatto immediato: nelle prime settimane sembrava poter diventare uno dei giocatori chiave del nuovo ciclo nerazzurro. In un centrocampo costruito soprattutto su intensità e forza fisica, la sua qualità tecnica rappresentava una soluzione diversa, quasi indispensabile. Il punto più alto arrivò in Champions League, al Camp Nou, contro il Barcelona. Una notte che lo stesso Sensi ha poi ricordato come una delle più emozionanti della sua carriera, dentro uno degli stadi più iconici del calcio europeo.
Pochi giorni dopo, però, arrivò il primo stop fisico. Sembrava un problema come tanti, invece fu l’inizio di un periodo molto più complicato. Gli infortuni gli tolsero continuità proprio nel momento in cui sembrava pronto a imporsi definitivamente ad alti livelli. Da possibile sorpresa dell’Inter di Conte, Sensi si trasformò progressivamente in un giocatore costretto a rincorrere il recupero successivo. Dopo l’esperienza nerazzurra sono arrivati i passaggi alla Sampdoria e al Monza, tappe che lo hanno mantenuto tra Serie A e Serie B senza però riportarlo davvero al centro della scena. La sensazione era quella di un talento rimasto sospeso: abbastanza forte da lasciare il segno, ma mai abbastanza continuo per ritrovare davvero il livello intravisto all’inizio della sua avventura interista.
Poi, nell’estate del 2025, è arrivata la scelta più inattesa. Rimasto svincolato dopo l’esperienza al Monza, Sensi ha firmato con l’Anorthosis Famagusta. Cipro è diventata la sua ripartenza: un campionato meno esposto mediaticamente, ma anche il luogo in cui ha ritrovato spazio, fiducia e continuità.Come raccontato dallo stesso giocatore, lì è tornato a divertirsi. E i numeri raccontano bene il suo presente: 26 presenze, 8 gol, 7 assist e oltre 2.100 minuti stagionali tra campionato e coppa cipriota. Dati che certificano una ritrovata centralità tecnica, lontano dai riflettori del grande calcio italiano ma dentro un contesto che gli ha permesso di sentirsi di nuovo protagonista.
Che fine ha fatto Stefano Sensi, quindi? In realtà non è sparito dal calcio: è semplicemente uscito dal giro del calcio italiano. Dopo anni segnati dagli infortuni, ha scelto di ripartire lontano dall’Italia, in un ambiente meno pressante ma più adatto a ritrovare continuità. Non è il percorso che molti immaginavano dopo quei primi mesi scintillanti all’Inter, ma oggi rappresenta il suo modo di tornare a sentirsi importante.
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