Il Paris Saint-Germain si appresta a chiudere un’altra stagione, ed è quindi il momento di iniziare a delineare il quadro di questo rush finale. Per quanto riguarda il panorama nazionale, la squadra di Luis Enrique si ritrova in vetta al campionato francese con 70 punti, contro i 67 del Lens, che però ha una partita in più e deve ancora disputare lo scontro diretto del 13 maggio. In Champions League, invece, dopo aver eliminato il Bayern Monaco al termine di una spettacolare doppia semifinale, il PSG si prepara ora a giocare la sua seconda finale consecutiva, mettendo nel mirino la possibilità di passare, nel giro di appena due stagioni, da zero Champions League vinte ad averne addirittura due in bacheca.
Il grande merito che solitamente viene attribuito alla squadra di Luis Enrique è la straordinaria fluidità del suo gioco, che, unita alle qualità tecniche dei singoli, dà vita a una delle squadre più forti d’Europa e, probabilmente, dell’intero panorama mondiale. Una forza che non si percepisce soltanto sul campo, ma che emerge chiaramente anche dai numeri. I 120 gol realizzati in tutte le competizioni rappresentano probabilmente il dato più significativo della stagione del Paris Saint-Germain e quello che meglio descrive il potenziale offensivo della squadra francese.
Eppure, ciò che colpisce maggiormente è proprio la distribuzione delle reti. In questo momento, infatti, i capocannonieri della squadra di Luis Enrique sono due: Dembélé e Barcola, entrambi fermi a quota 10 gol in campionato. Un dato sorprendente, soprattutto se si pensa che Dembélé, lo scorso anno, aveva chiuso la stagione con 21 reti, mentre quest’anno è fermo esattamente alla metà. L’arma segreta di questo PSG, dunque, sembra essere proprio la suddivisione della produzione offensiva. Dietro alla coppia francese segue Kvaratskhelia, fermo a quota 7 gol in Ligue 1.
Ma il dato più interessante riguarda proprio il contributo proveniente dagli altri reparti, a conferma di come il sistema di Luis Enrique riesca a coinvolgere praticamente ogni zona del campo nella costruzione offensiva. Il centrocampo, ad esempio, non si limita soltanto a gestire il possesso e i ritmi della manovra. João Neves, vero e proprio metronomo della squadra insieme a Vitinha, ha già realizzato 5 gol in appena 1168 minuti giocati, numeri notevoli per un centrocampista. Lo stesso Vitinha, oltre al lavoro in regia, è spesso presente negli ultimi metri e rappresenta una soluzione costante negli inserimenti offensivi. Anche le corsie difensive sono diventate una fonte continua di pericoli per gli avversari. Nuno Mendes ha già trovato 4 gol in 1251 minuti stagionali, mentre Hakimi ne ha messi a segno 2 in 1375 minuti, dimostrando quanto i terzini del PSG siano parte integrante della fase offensiva e non semplici appoggi laterali. Persino la difesa centrale contribuisce alla produzione realizzativa: Beraldo, pur partendo da centrale difensivo, è già riuscito a segnare 2 reti.
La vera forza della squadra di Luis Enrique, dunque, non è soltanto l’enorme quantità di talento offensivo presente in rosa, ma la capacità di distribuire responsabilità e pericolosità tra tutti gli interpreti. Basti pensare che il capitano Marquinhos, fino a questo momento, ha praticamente giocato soltanto in Champions League, raccogliendo appena 869 minuti complessivi in tutta la stagione di Ligue 1. Il giocatore più impiegato, invece, è Warren Zaïre-Emery, con 2395 minuti disputati. Insomma, il PSG ha costruito il proprio dominio non attorno a un singolo fuoriclasse da 40 o 50 gol stagionali, ma attraverso una macchina collettiva in cui ogni reparto riesce a incidere. Ed è proprio questa imprevedibilità, probabilmente, l’arma più pericolosa della squadra di Luis Enrique.
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