Ci sono storie che non possono essere raccontate soltanto attraverso i trofei, i gol o i record. Quella tra Cristiano Ronaldo e il Portogallo è una di queste. Il 5 novembre 2026, attraverso un video pubblicato sui propri canali social, il fuoriclasse portoghese ha annunciato il ritiro dalla nazionale, mettendo fine a un legame durato 23 anni. Una storia cominciata nell’agosto del 2003, quando un ragazzo di appena 18 anni, cresciuto sull’isola di Madeira, indossò per la prima volta la maglia del proprio Paese. Da quel momento, quella divisa sarebbe diventata molto più di un simbolo sportivo: avrebbe rappresentato le sue origini, i suoi sogni e un amore che neppure le sconfitte più dolorose sarebbero riuscite a spegnere. Il primo grande appuntamento arriva nel 2004, agli Europei disputati proprio in Portogallo. Cristiano ha soltanto 19 anni, ma sulle sue spalle comincia già a pesare il sogno di un’intera nazione. La squadra raggiunge la finale di Lisbona, dove però viene sconfitta dalla Grecia. Al fischio finale Ronaldo scoppia in lacrime, inconsolabile davanti al proprio pubblico. È ancora un ragazzo, costretto a conoscere troppo presto il peso di una sconfitta che avrebbe continuato a portare dentro di sé per dodici anni.

Nel settembre del 2005, durante un ritiro della nazionale, Cristiano apprende della morte del padre, José Dinis Aveiro. Ha appena vent’anni e si trova davanti a una delle scelte più difficili della propria vita. Nonostante tutto, decide di restare con il Portogallo e di scendere in campo il giorno successivo. Anni dopo racconterà di aver fatto per la nazionale qualcosa che non avrebbe fatto per nessun club. Un gesto che racconta quanto quella maglia rappresentasse per lui. Seguono anni di delusioni, dalla semifinale del Mondiale 2006 persa contro la Francia a quella di Euro 2012 contro la Spagna. Poi arriva il 10 luglio 2016. Dodici anni dopo Lisbona, Cristiano si ritrova davanti alla possibilità di diventare campione d’Europa. L’avversario è ancora la Francia, questa volta a Parigi. Ma dopo appena 25 minuti, un infortunio al ginocchio lo costringe ad abbandonare il campo. Ronaldo prova a resistere, tenta di continuare, poi si arrende. Si accascia sul terreno di gioco, piange, mentre il sogno inseguito per oltre un decennio sembra svanire ancora una volta. È proprio in quel momento che le telecamere immortalano un dettaglio destinato a diventare uno dei simboli più ricordati di quella notte: una piccola falena, simile a una farfalla, si posa sul suo volto. Per molti tifosi quell’immagine assume un significato profondamente spirituale, quasi fosse suo padre, scomparso undici anni prima, tornato simbolicamente ad accompagnarlo nel momento più difficile. Una suggestione, naturalmente, ma capace di rendere ancora più intensa una scena già carica di emozione. Ronaldo lascia il campo, ma non smette di vivere quella finale. Dalla panchina incoraggia i compagni, soffre, si agita accanto a Fernando Santos. Poi, al 109’, Éder trova il gol che cambia per sempre la storia del calcio portoghese. Cristiano torna a piangere, ma stavolta quelle lacrime hanno un significato completamente diverso. Il ragazzo che dodici anni prima aveva pianto per una finale persa, e che undici anni prima aveva salutato suo padre, è diventato l’uomo che ha realizzato il sogno di un’intera nazione.

Nel 2019 arriva anche la prima Nations League, ma il percorso di Ronaldo continua a essere segnato da momenti difficili. Il più doloroso sul piano sportivo arriva probabilmente ai Mondiali del 2022. In Qatar Cristiano perde il posto da titolare nella fase a eliminazione diretta e assiste alla sconfitta contro il Marocco nei quarti di finale. Al termine della partita lascia il campo da solo, dirigendosi verso gli spogliatoi in lacrime. È l’immagine di un uomo che ha conquistato quasi tutto nel calcio, ma che vede allontanarsi ancora una volta l’unico grande trofeo mai sollevato con la propria nazionale. Neppure il passare degli anni, però, riesce a spegnere la sua determinazione. A Euro 2024, contro la Slovenia, sbaglia un calcio di rigore nei supplementari e scoppia nuovamente a piangere, prima di trovare la forza di ripresentarsi dal dischetto nella serie decisiva. L’8 giugno 2025 arriva un’altra notte destinata a rimanere nella memoria. A Monaco di Baviera, nella finale di Nations League, il Portogallo affronta la Spagna di Lamine Yamal. Da una parte Cristiano Ronaldo, 40 anni, simbolo di una generazione che ha riscritto la storia del calcio. Dall’altra un talento di appena 17 anni, nato quando il portoghese era già uno dei protagonisti del calcio mondiale. Due generazioni, due epoche del calcio, separate da ventitré anni di età e riunite nella stessa finale. E mentre il mondo guarda al futuro rappresentato da Yamal, Cristiano dimostra di avere ancora qualcosa da scrivere nel proprio presente. Con la Spagna avanti 2-1, è proprio Ronaldo a trovare il gol del pareggio al 61’. Il Portogallo resiste fino ai rigori e conquista la seconda Nations League della propria storia. Quando Rúben Neves realizza il penalty decisivo, Cristiano si lascia cadere sul terreno di gioco e piange ancora. A quarant’anni, dopo tutto quello che ha vinto e perso, festeggia come se fosse la prima volta. Perché per lui, con quella maglia, nessuna vittoria è mai diventata un’abitudine.

Il Mondiale del 2026 rappresenta l’ultimo capitolo della sua avventura internazionale. Cristiano diventa il primo calciatore a segnare in sei diverse edizioni della competizione, ma il cammino del Portogallo si interrompe agli ottavi di finale contro la Spagna. Il sogno di diventare campione del mondo rimane incompiuto, senza però poter cancellare tutto ciò che è riuscito a costruire. 234 presenze, 146 gol, un Europeo e due Nations League. Numeri che lo consegnano alla storia del calcio internazionale, ma che da soli non bastano a raccontare cosa abbia rappresentato Cristiano Ronaldo per il Portogallo. Bisogna ricordare il diciannovenne in lacrime a Lisbona, il ventenne che scelse di restare con la nazionale dopo la morte del padre, il capitano disperato sul prato di Parigi e quella piccola farfalla che, nell’immaginazione di tanti tifosi, sembrò portargli una carezza proprio quando ne aveva più bisogno. Bisogna ricordare l’uomo che a quarant’anni, contro una generazionNel video con cui ha annunciato il proprio addio, Ronaldo ha spiegato di non aver mai considerato la maglia numero 7 soltanto sua. Cristiano non ha mai avuto bisogno di vincere un Mondiale per dimostrare quanto amasse il Portogallo. Lo ha dimostrato ogni volta che è rimasto, anche quando sarebbe stato più semplice andare via. Oggi quella maglia viene restituita al futuro, come lui stesso ha raccontato. Rimarranno i trofei, i record, le emozioni e soprattutto l’esempio di un uomo che ha continuato a credere nel proprio Paese anche quando sembrava non esserci più nulla da conquistare. Cristiano Ronaldo non è riuscito a vincere tutto con il Portogallo. Ma al Portogallo ha dato tutto quello che aveva. Perché il 5 novembre 2026 Cristiano Ronaldo ha detto addio alla nazionale portoghese. Ma quel ragazzo partito da Madeira, che aveva promesso di rendere orgoglioso il proprio Paese, non se ne andrà mai davvero.

Sezione: News / Data: Ven 06 novembre 2026 alle 22:20
Autore: Antonio Cicellin
vedi letture