Napoli, Kvaratskhelia: “Voglio rendere felici i tifosi, devo imparare l’italiano”

L'intervista di Kvaratskhelia dal suo arrivo al Napoli al momento della squadra passando per Spalletti: le sue dichiarazioni

Kvara Napoli
18 Novembre 2022

Redazione - Autore

Khvicha Kvaratskhelia ha sorpreso tutti in questa prima parte di campionato. Tutti i fantallenatori che sono riusciti ad aggiudicarselo durante l’asta possono ritenersi soddisfatti. Infatti il classe 2001 ha totalizzato 6 gol e 5 assist in 12 partite di campionato. Anche in Champions i numeri non sono da meno: 5 partite, 2 gol e 3 assist. In seguito, l’intervista rilasciata da Kvaratskhelia, attaccante del Napoli, a Gt Crocobet

Napoli, l’intervista a Kvaratskhelia

In apertura, Kvaratskhelia, ha parlato del suo grande rapporto con la piazza napoletana:I tifosi mi mostrano tanto affetto e quando mi incontrano mi chiedono le foto. Tutto l’amore che sento devo restituirlo quando gioco. È una grande responsabilità. Qui a Napoli tutti vivono di calcio. L’unico problema è che ancora non ho imparato l’Italiano, dopo gli allenamenti spesso non si hanno le capacità e le forze, ma quando posso seguo delle lezioni online”.

Il georgiano non ha un grande rapporto con i social network, ma purtroppo non può evitarli: “Provo a non leggere i commenti sui social. A chi mi supporta sono grato, mentre chi mi critica mi motiva.

Dietro al grande rendimento di Kvaratskhelia c’è il lavoro di Luciano Spalletti: “Il mister è una brava persona e un grande allenatore. Anche i miei compagni sono forti, la nostra squadra è una grande famiglia, c’è una bella atmosfera in squadra. Giocare al Napoli e allo stadio ‘Maradona’ significa molto per me. La prima volta che scesi in campo in questo stadio provai una grandissima emozione. Essere qui mi rende un calciatore a tutti gli effetti”.

Spalletti Napoli

Kvaratskhelia: “La Champions è una grande motivazione”

In questa stagione il classe 2001 ha esordito anche in Champions League: “Il mio primo sogno era quello di giocare in Champions League, sentire l’inno ti dà una energia che non puoi trovare altrove. Specialmente alla prima partita, contro il Liverpool, avevo bisogno di quella motivazione, e ho pensato che mi abbia aiutato tantissimo“.

Il rapporto tra l’attaccante del Napoli e il calcio, è indissolubile: “Già da bambino giocavo sempre a calcio, non ho mai pensato di lasciare questo sport. La mia famiglia e i miei amici mi hanno sempre supportato“.

Una delle sue caratteristiche sono indubbiamente le particolari esultanze: Le mani dietro le orecchie sono per i commenti negativi che vengono detti su di me, spesso sono assurdi e mi danno la motivazione a fare molto di più. Le mani sulla guancia sono un un segno tipico del giocatore di basket Steph Curry, la gente pensava che la sua squadra non avesse chance di vincere il titolo: parlavano di lui, del titolo, facevano questo gesto per dirgli che stesse dormendo”.

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